ma dunque anche un conduttore piduista è una non-idea? forse è solo una cattiva idea, o un’idea coi baffi.
a che pro ricercare l’abbandono se poi non se ne può essere consapevoli? forse sono un fottuto kantiano inconsapevole? è come essere kantiano e non poterne godere poichè non ne sono consapevole?
Eccomi.
i mistici non cercano l’abbandono per esserne consapevoli, cercano l’esperienza di sperimentare l’inconsapevolezza. Il misticismo è la preghiera più empirista che esista.
I kantiani non sono mistici, quindi se sei kantiano te ne accorgi.
Carmelo Bene è un metodo, come Nietzsche, non una dottrina, mai una dottrina, mai una singola dottrina. Carmelo Bene non è.
Solo i principi regolativi dell’esperienza possono essere conoscenze certe(nel finito ambito dell’umano sempre esposto all’errore), per il resto ha ragione Carmenlo Bene.
Tre metamorfosi dello spirito io vi indico: come lo spirito diventò cammello, e il cammello leone, e infine il leone fanciullo.
Vi sono molte cose gravose per lo spirito, lo spirito forte, paziente predisposto all’ossequio: la sua forza tende verso le cose difficili e gravose.
Che cos’è il gravoso? così chiede lo spirito paziente, e si piega sulle ginocchia come il cammello, e vuole essere ben caricato.
Qual’è la cosa più gravosa, eroi? così chiede lo spirito paziente, affinchè io la prenda su di me e mi compiaccia della mia forza.
Non è forse questo: umiliarsi, per ferire la propria superbia? Far brillare la prorpia follia per ridere della propria saggezza?
Oppure è questo: abbandonare la nostra causa, quando essa celebra la sua vittoria? Salire su alti monti per porre in tentazione il tentatore?
Oppure è questo: scendere nell’acqua fangosa, se è l’acqua della verità, e non respingere le rane fredde e i rospi ardenti?
Oppure è questo: amare coloro che ci disprezzano, e tendere la mano allo spettro, quando questi vuole spaventarci?
Tutto questo, le cose più gravose, prende su di sè lo spirito paziente: al pari del cammello che, carico, percorre in fretta il deserto, altrettanto in fretta lo spirito percorre il suo deserto.
Ma nel deserto più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diventa leone, egli vuole affermare la sua libertà ed essere signore del proprio deserto.
Qui egli si cerca il suo ultimo signore: a lui vuole diventare nemico e al suo ultimo dio, col grande drago vuole combattere per la vittoria.
Chi è il grande drago che lo spirito non vuole più chiamare signore e dio? “Tu devi” si chiama il grande drago. Ma lo spirito del leone dice “io voglio”.
“Tu devi” gli impedisce il cammino, una bestia ricoperta di squame, sfavillante d’oro, e su ogni squama risplende scritto in oro “Tu devi!”
Vaolri millenari risplendono su queste squame e così parla il più potente dei draghi: «tutti i vaolri delle cose – splendono su di me.»
«Tutti i valori sono già stati creati, e io stesso sono – ogni valore creato. Davvero non può esserci alcun “Io voglio”!» Così parla il drago.
Fratelli miei, perchè per lo spirito è necessario il leone? Non basta forse la bestia da soma, che rinuncia ed è ossequioso?
Creare nuovi valori – non lo sa fare nemmeno il leone: ma crearsi la libertà per una nuova creazione: questo sa fare la potenza del leone.
Crearsi la libertà e un sacro no anche di fronte al dovere: per questo, fratelli miei, è necessario il leone.
Conquistarsi il diritto a nuovi valori – questa è la conquista più terribile, per uno spirito paziente e ossequioso. In verità, per lui è una rapina e una cosa da animale predatore.
Un tempo egli amava il “Tu devi” come la cosa più sacra: ora non può fare a meno di trovare illusione e arbitrio anche nelle cose più sacre, per portare via libertà al suo amore: per questa rapina è necessario il leone.
Ma dite, fratelli miei, che cosa sa fare il bambino, che nemmeno il leone poteva fare? Perchè il leone rapace deve ancora diventare bambino?
Il bambino è innocenza e oblio, un nuovo inizio, un gioco, una ruota che gira da sè, un primo movimento, un sacro dire-di-sì.
Sì, per il gioco del creatore, fratelli miei, c’è bisogno di un sacro dire-di-sì: ora lo spirito vuole il suo volere, colui che è perso al mondo conquista per sè il suo mondo.
Tre metamorfosi dello spirito vi ho indicato: come lo spirito divenne cammello, e il cammello leone, e infine il leone bambino.
Maggio 17, 2008 at 8:13 pm
“mi spiego?”
“sì sì”
Maggio 17, 2008 at 8:54 pm
bateson + carmelo bene = marmo morto
ma dunque anche un conduttore piduista è una non-idea? forse è solo una cattiva idea, o un’idea coi baffi.
a che pro ricercare l’abbandono se poi non se ne può essere consapevoli? forse sono un fottuto kantiano inconsapevole? è come essere kantiano e non poterne godere poichè non ne sono consapevole?
lucepotabileeeeeeeeeeeeeeeee
Maggio 18, 2008 at 12:26 am
Eccomi.
i mistici non cercano l’abbandono per esserne consapevoli, cercano l’esperienza di sperimentare l’inconsapevolezza. Il misticismo è la preghiera più empirista che esista.
I kantiani non sono mistici, quindi se sei kantiano te ne accorgi.
Carmelo Bene è un metodo, come Nietzsche, non una dottrina, mai una dottrina, mai una singola dottrina. Carmelo Bene non è.
Solo i principi regolativi dell’esperienza possono essere conoscenze certe(nel finito ambito dell’umano sempre esposto all’errore), per il resto ha ragione Carmenlo Bene.
Maggio 18, 2008 at 10:39 am
sei il mio trip preferito
Maggio 18, 2008 at 11:24 am
Tre metamorfosi dello spirito io vi indico: come lo spirito diventò cammello, e il cammello leone, e infine il leone fanciullo.
Vi sono molte cose gravose per lo spirito, lo spirito forte, paziente predisposto all’ossequio: la sua forza tende verso le cose difficili e gravose.
Che cos’è il gravoso? così chiede lo spirito paziente, e si piega sulle ginocchia come il cammello, e vuole essere ben caricato.
Qual’è la cosa più gravosa, eroi? così chiede lo spirito paziente, affinchè io la prenda su di me e mi compiaccia della mia forza.
Non è forse questo: umiliarsi, per ferire la propria superbia? Far brillare la prorpia follia per ridere della propria saggezza?
Oppure è questo: abbandonare la nostra causa, quando essa celebra la sua vittoria? Salire su alti monti per porre in tentazione il tentatore?
Oppure è questo: scendere nell’acqua fangosa, se è l’acqua della verità, e non respingere le rane fredde e i rospi ardenti?
Oppure è questo: amare coloro che ci disprezzano, e tendere la mano allo spettro, quando questi vuole spaventarci?
Tutto questo, le cose più gravose, prende su di sè lo spirito paziente: al pari del cammello che, carico, percorre in fretta il deserto, altrettanto in fretta lo spirito percorre il suo deserto.
Ma nel deserto più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diventa leone, egli vuole affermare la sua libertà ed essere signore del proprio deserto.
Qui egli si cerca il suo ultimo signore: a lui vuole diventare nemico e al suo ultimo dio, col grande drago vuole combattere per la vittoria.
Chi è il grande drago che lo spirito non vuole più chiamare signore e dio? “Tu devi” si chiama il grande drago. Ma lo spirito del leone dice “io voglio”.
“Tu devi” gli impedisce il cammino, una bestia ricoperta di squame, sfavillante d’oro, e su ogni squama risplende scritto in oro “Tu devi!”
Vaolri millenari risplendono su queste squame e così parla il più potente dei draghi: «tutti i vaolri delle cose – splendono su di me.»
«Tutti i valori sono già stati creati, e io stesso sono – ogni valore creato. Davvero non può esserci alcun “Io voglio”!» Così parla il drago.
Fratelli miei, perchè per lo spirito è necessario il leone? Non basta forse la bestia da soma, che rinuncia ed è ossequioso?
Creare nuovi valori – non lo sa fare nemmeno il leone: ma crearsi la libertà per una nuova creazione: questo sa fare la potenza del leone.
Crearsi la libertà e un sacro no anche di fronte al dovere: per questo, fratelli miei, è necessario il leone.
Conquistarsi il diritto a nuovi valori – questa è la conquista più terribile, per uno spirito paziente e ossequioso. In verità, per lui è una rapina e una cosa da animale predatore.
Un tempo egli amava il “Tu devi” come la cosa più sacra: ora non può fare a meno di trovare illusione e arbitrio anche nelle cose più sacre, per portare via libertà al suo amore: per questa rapina è necessario il leone.
Ma dite, fratelli miei, che cosa sa fare il bambino, che nemmeno il leone poteva fare? Perchè il leone rapace deve ancora diventare bambino?
Il bambino è innocenza e oblio, un nuovo inizio, un gioco, una ruota che gira da sè, un primo movimento, un sacro dire-di-sì.
Sì, per il gioco del creatore, fratelli miei, c’è bisogno di un sacro dire-di-sì: ora lo spirito vuole il suo volere, colui che è perso al mondo conquista per sè il suo mondo.
Tre metamorfosi dello spirito vi ho indicato: come lo spirito divenne cammello, e il cammello leone, e infine il leone bambino.
Così parlò Zarathustra.
Maggio 18, 2008 at 1:25 pm
http://it.youtube.com/watch?v=MngtlkNsD8E
Maggio 18, 2008 at 8:53 pm
ne ho visto uno in cui bene urla:
‘qui c’è troppa puzza di dio!’
Maggio 18, 2008 at 9:39 pm
prossimamente inserirò il discorso sull’atto e l’azione.
consiglio scaricarsi le 2 puntate di costanzo sul C.B.