LE IMMAGINI DI SILVIO BERLUSCONI ALLA FESTA DI NOEMI LETIZIA MAN

a breve QUI.

Ecco quello che penso dei maravigliosi tempi-che-corrono. Non so gli altri bananassici, forse non pensano, ma io sì. Penso questo. Proprio questo.

scaricalo, larvaccia. QUI.

Un ringraziamento speciale alla profeta-costumista Ciota L. Abbiamo dovuto cambiare la sigla finale in seguito a una contestazione di supposta violazione di copyright da parte di Youtube. Attendiamo risposte, intanto, guarda un po’, la vecchia sigla è scaricabile gratuitamente, come Open Source, da QUI.

Anche nella tua città si vota quest’anno? Gira il tuo trailer! I migliori se ne andranno a fanculo.

A Francavilla (la mia *****) si gira il più grande documentario della storia del rock indonesiano.

Gita all’estero: l’italiano

Racconto una storiella universale. Una cosa che può capitare dappertutto.

Al mio paese c’è un EX senatore della Repubblica, ex missino, poi AN, già nell’occhio del ciclone per vicende di presunte raccomandazioni in concorsi pubblici e scivoloni in tv (su La7, trasmissione Italian Job, si fece prendere per i fondelli dall’attore travestito da imprenditore russo che voleva aprire casinò in Puglia), certamente testimone della cattiva gestione della politica in terra di Brindisi che

mioddio quant’è lunga ‘sta frase

che dopo piroette, giravolte, capriole, frizzi e lazzi, finisce nel giro dell’UDC (ma come?! un post-fasc… come si chiamano?, con i democristiani?) e fin qui tutto bene ma

dico

tra “inciuci” provinciali e amministrativi che fa? finisce pure col PD!

insomma, questo post(-fasc…) è solo una scusa per:

1. riprendere, da parte del sottoscritto, un seppur minimo rapporto coi puntini di sosp…;

2. infilare la canzone del video quissù; già mi immagino i comizi del PD, tutti insieme col braccio bello teso in aria, come quando c’era lui.

(versione Afterhours perché il PD è un partito gggiovane; il nome dell’EX senatore? diciamo che non è lungo, ecco)

[Continuo imperterrito a postare cose dai libri che leggo. questo libro non so se è uno di quei cosi che si chiamano capolavori, ma è stato sicuramente un colpaccio, per me. amen, cocchi.]

“[…] [Desideria] ha come l’impressione che presto le sembrerà di potersi rappresentare soltanto come una specie di grosso mostro fatto di pezzetti di o micro-pezzetti di tutte quante le persone che ha incontrato, e questi pezzetti fanno tutta la sua persona, e senza questi pezzetti la sua persona non ci sarebbe, e questo a Desideria non sembra accettabile, o pensa che per questo non ci sia una soluzione accettabile. Forse cercare di essere uniformi e omogenei il più possibile è la soluzione? Ma si può fare? Non sarebbe diventare ancora più mostruosi?
Dietro all’uso delle parole e dei toni c’è senz’altro qualcosa che ha a che fare con le passioni e i sentimenti e la ragione, e visto che Desideria si trova nella condizione di chi non sembra avere passioni e sentimenti e una ragione suoi, ma tutti di altri, si domanda, mentre cammina per il corso con Marinetto, se dentro di lei non ci sia un mostro che non prova niente, e che prima o poi questo mostro in qualche modo non salti fuori, non si manifesti.
‘Fermiamoci a prendere il gelatino’ Desideria dice a Marinetto usando la stessa espressione di Cristina (una maniaca!), mentre già ha messo gli occhi sul cono grande da tre euro e cinquanta come lo prendeva Giada (un aborto di tubero!), e già si avvicina alla cassa con i modi di Renata (una zoccola!) per chiedere i gusti gianduia, puffo e papaia che prendeva sempre Valeria (una gran rincitrullita!).”

QWERTYUIOPLKJHGFDSACVBNMXZ

[Tratto da La mania per l’alfabeto, Marco Candida]

di Franco IV e Franco I:

Ho scritto t’amo sulla sabbia.

dirige il maestro Pregadio

libri-bandaidioti

“«Ecco, ieri sera, quando sei uscito, io ho telefonato a Santa e le ho detto di cercare Angelo alla stazione di polizia e chiedergli di seguirti in St. Peter Street per vedere cosa combinavi. Avevo sentito che davi quell’indirizzo al tassista.»

«Ma che brava!»

«Io pensavo che tu andassi a una riunione di comunisti. Ma mi sbagliavo di grosso. Angelo dice che ti ha visto passeggiare con della gente stramba.»

«Insomma, se ho capito bene, è stata proprio mia madre a tradirmi!» urlò Ignatius. «Mia madre!»

«Attaccato da un uccello» disse la signora Reilly piangendo. «Poteva succedere solo a te, Ignatius, perché non ho mai sentito di altra gente che è stata attaccata da un uccello.»

[…]

Ora tutti i Dr. Nut che [Ignatius] aveva bevuto si erano trasformati in acido che gli corrodeva gli intestini. Era pieno di gas che la valvola sigillata intrappolava come l’aria di un palloncino. Dalla gola gli partivano rutti poderosi che fluttuavano verso il lampadario di vetro lattato incredibilmente sporco. Una volta capitato in questo secolo pieno di brutalità, un uomo poteva aspettarsi di tutto. Dovunque erano in agguato persone come Abelman, quegli scemi che avevano aderito alla Crociata per i Diritti dei Mori, quell’idiota di Mancuso, Dorian Greene, i giornalisti, le spogliarelliste, l’uccello, le foto, i giovani delinquenti, le pornografe naziste. La società dei consumi. E soprattutto Myrna Minkoff. Bisognava che qualcuno, in qualche modo, si decidesse a dare una lezione a quella sgualdrina. Un bel giorno avrebbe dovuto pagare anche lei per quel che aveva fatto. Qualunque cosa accadesse, doveva sempre ricordarsi di questo anche se la vendetta poteva richiedere anni e anni di caccia da un caffè all’altro, da un’orgia di cantanti folk a un’altra, in un inseguimento che lo avrebbe portato dalla metropolitana a un sentiero di campagna a una piantagione o a una manifestazione. Ignatius scagliò una complicatissima maledizione risalente all’epoca elisabettiana su Myrna e freneticamente abusò ancora una volta del guanto.”

[Tratto da Una banda di idioti, John Kenney Toole]