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Nei miei soliti giri spesso finisco nel prendere da ogni negozio diversi giornali gratuiti e riviste di ogni genere. Oggi pomeriggio dopo esser passato da un negozio “street” di un mio amico ho preso un giornale di una nota marca street che si chiama Rugged. E nel leggerlo mi soffermo su un intervista ad un certo Oliver Sieber, noto fotografo che ritrae gente comune che si ritrova in una sub.cultura legata ad un mondo di manga, personaggi di cartoni animati più disparati che ritrova un significato, quasi vitale, in quei costumi (poichè le foto sono rigorosamente in costume). E allora penso guardando gli scatti, dove i protagonisti sono quasi tutti giapponesi che forse nascono trend e mode e che la gente si lega a realtà virtuali non avendo paura di apparire “carnevalesca”. Quindi ritrovi nelle interviste fatte a Sieber un tono quasi increndulo nel dire che non è il fotografo a ritrarre in maniera casuale la gente ma la gente stessa che vuole mostrare la sua maschera, il suo vestito proprio a casa sua, nel tempio dove io posso essere ciò che voglio e se lo vorrò potro ritrovarmi nelle strade di Tokyo assieme ai miei amici con cui condivido questa passione e fregarmente a volte di una società (quella giapponese) che lascia i costumi tipici (tipo le geishe e i loro kimoni) per riflettersi in aspetti e realtà, virtuali e non, che comunque riescono a rappresentarmi. E ti ritrovi in una Tokyo in cui passi dalla via degli skins a quella dei mods, dalle lolite ai manga fan e dalle finte rasta ai rock n rollers.

Perchè a volte le sub.culture sono uno specchio della realtà.

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