il-cervo-irlandese.jpg

[continua da qui]

Non è sopportabile essere fuori di sé. Essere contro di sé. Avere due persone nello stesso corpo. Detestabile. Non sopporto più nemmeno le cicale, gli uccelli, i gufi e le farfalle. E le mosche. Devo controllare le mosche.
Ho tagliato anche una mano. L’ho appesa alla cintura, la porto con me. Ho asciugato il sangue sulle foglie della grossa pianta su cui il corpo senza testa ha finito i suoi giorni. Mio padre sarà sempre con me. Ma devo fermare le mosche. Osservo i movimenti della mia mano nell’aria per allontanarle, non devono posarsi sulla carne, e immagino la mano di mio padre al posto della mia. Poi la guardo. Com’era pelosa. Lo è ancora. E’ qui, sulla mia cintura.
Detestabile.
Quanti siamo qui dentro? Aver paura di parlare in pubblico e parlare a me, da solo, quando sono a casa. Aver paura di muovere un dito, perché sarebbe contro me stesso. Aver paura di me.
Avevo ragione.

Devo averlo letto da qualche parte: le mosche non devono avvicinarsi alla carne, altrimenti diventa immangiabile. Perciò ti mangerò subito, amico mio. Mentre scaccio le ultime mosche e tiro fuori le tue budella. Non sono queste che mangerò. Nemmeno questo piccolo cuore che pare aver ancora voglia di muoversi. Sta’ tranquillo: non c’è più sangue da pompare, non devi curarti di polmoni, cervello, muscoli, zampe, coda. Il tuo proprietario ha gli occhi sbarrati da qualche minuto, ancora un colpo secco sul collo, ma stavolta mi sono macchiato. Il sangue del tuo proprietario è schizzato dritto sul mio volto, e mi bruciano ancora gli occhi. Ma ho fame e per fortuna ti ho trovato, e mentre tiro fuori lo stomaco e le mie mani finiscono in un enorme budino rosso che sembra voler sgusciare via, penso che non avevo mai visto un cervo, mai da così vicino almeno.
Detestabile.

Annunci