Fini i tuoi piedi come le tue mani,

E l’anca così larga che fa invidia

Alla bianca più bella; dolce e caro

Il tuo corpo per il pensoso artista;

I grandi occhi di velluto sono

Più neri della carne.

Nei paesi

Azzurri e caldi ove t’ha fatto nascere

Il tuo Dio, il tuo compito è accendere

La pipa del padrone; fornir d’acque

Fresche e d’aromi le fiale, scacciare

Dal letto le zanzare vagabonde;

E appena la mattina fa cantare

I platani, comperare al bazar

Ananassi e banane. Tutto il giorno

Conduci i piedi nudi dove vuoi,

Canticchi, piano, vecchie arie ignote;

E quando con il suo manto scarlatto

Scende la sera, dolcemente posi

Il corpo su una stuoia, ove i tuoi sogni

I tuoi sogni vaganti sono pieni

Di colibrì, e sempre, come te,

Graziosi e in fiore.

O felice fanciulla,

Perchè dunque desideri vedere

La nostra Francia, troppo popolato

Paese che la sofferenza falcia,

Perchè, affidando la vita alle rudi

Braccia dei marinai, vuoi dire addio

Per sempre ai tuoi diletti tamarindi?

Tu, vestita a metà di lievi mussole,

Laggiù, tremante alla neve e alla grandine,

Come rimpiangeresti quei tuoi dolci

E schietti ozi quando, imprigionati

I fianchi dentro il brutale corsetto,

Dovessi racimolare la cena

Nel nostro fango, e vendere il profumo

Delle tue grazie bizzarre, con l’occhio

Assorto, ed inseguendo nelle nostre

Sudice nebbie gli sparsi fantasmi

Dei tuoi perduti alberi di cocco!

1840

tratto da ” i fiori del male ” – charles baudelaire

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