[Continuo imperterrito a postare cose dai libri che leggo. questo libro non so se è uno di quei cosi che si chiamano capolavori, ma è stato sicuramente un colpaccio, per me. amen, cocchi.]

“[…] [Desideria] ha come l’impressione che presto le sembrerà di potersi rappresentare soltanto come una specie di grosso mostro fatto di pezzetti di o micro-pezzetti di tutte quante le persone che ha incontrato, e questi pezzetti fanno tutta la sua persona, e senza questi pezzetti la sua persona non ci sarebbe, e questo a Desideria non sembra accettabile, o pensa che per questo non ci sia una soluzione accettabile. Forse cercare di essere uniformi e omogenei il più possibile è la soluzione? Ma si può fare? Non sarebbe diventare ancora più mostruosi?
Dietro all’uso delle parole e dei toni c’è senz’altro qualcosa che ha a che fare con le passioni e i sentimenti e la ragione, e visto che Desideria si trova nella condizione di chi non sembra avere passioni e sentimenti e una ragione suoi, ma tutti di altri, si domanda, mentre cammina per il corso con Marinetto, se dentro di lei non ci sia un mostro che non prova niente, e che prima o poi questo mostro in qualche modo non salti fuori, non si manifesti.
‘Fermiamoci a prendere il gelatino’ Desideria dice a Marinetto usando la stessa espressione di Cristina (una maniaca!), mentre già ha messo gli occhi sul cono grande da tre euro e cinquanta come lo prendeva Giada (un aborto di tubero!), e già si avvicina alla cassa con i modi di Renata (una zoccola!) per chiedere i gusti gianduia, puffo e papaia che prendeva sempre Valeria (una gran rincitrullita!).”

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[Tratto da La mania per l’alfabeto, Marco Candida]

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