[Continuo imperterrito a postare cose dai libri che leggo. questo libro non so se è uno di quei cosi che si chiamano capolavori, ma è stato sicuramente un colpaccio, per me. amen, cocchi.]

“[…] [Desideria] ha come l’impressione che presto le sembrerà di potersi rappresentare soltanto come una specie di grosso mostro fatto di pezzetti di o micro-pezzetti di tutte quante le persone che ha incontrato, e questi pezzetti fanno tutta la sua persona, e senza questi pezzetti la sua persona non ci sarebbe, e questo a Desideria non sembra accettabile, o pensa che per questo non ci sia una soluzione accettabile. Forse cercare di essere uniformi e omogenei il più possibile è la soluzione? Ma si può fare? Non sarebbe diventare ancora più mostruosi?
Dietro all’uso delle parole e dei toni c’è senz’altro qualcosa che ha a che fare con le passioni e i sentimenti e la ragione, e visto che Desideria si trova nella condizione di chi non sembra avere passioni e sentimenti e una ragione suoi, ma tutti di altri, si domanda, mentre cammina per il corso con Marinetto, se dentro di lei non ci sia un mostro che non prova niente, e che prima o poi questo mostro in qualche modo non salti fuori, non si manifesti.
‘Fermiamoci a prendere il gelatino’ Desideria dice a Marinetto usando la stessa espressione di Cristina (una maniaca!), mentre già ha messo gli occhi sul cono grande da tre euro e cinquanta come lo prendeva Giada (un aborto di tubero!), e già si avvicina alla cassa con i modi di Renata (una zoccola!) per chiedere i gusti gianduia, puffo e papaia che prendeva sempre Valeria (una gran rincitrullita!).”

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[Tratto da La mania per l’alfabeto, Marco Candida]

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di Franco IV e Franco I:

Ho scritto t’amo sulla sabbia.

dirige il maestro Pregadio

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“«Ecco, ieri sera, quando sei uscito, io ho telefonato a Santa e le ho detto di cercare Angelo alla stazione di polizia e chiedergli di seguirti in St. Peter Street per vedere cosa combinavi. Avevo sentito che davi quell’indirizzo al tassista.»

«Ma che brava!»

«Io pensavo che tu andassi a una riunione di comunisti. Ma mi sbagliavo di grosso. Angelo dice che ti ha visto passeggiare con della gente stramba.»

«Insomma, se ho capito bene, è stata proprio mia madre a tradirmi!» urlò Ignatius. «Mia madre!»

«Attaccato da un uccello» disse la signora Reilly piangendo. «Poteva succedere solo a te, Ignatius, perché non ho mai sentito di altra gente che è stata attaccata da un uccello.»

[…]

Ora tutti i Dr. Nut che [Ignatius] aveva bevuto si erano trasformati in acido che gli corrodeva gli intestini. Era pieno di gas che la valvola sigillata intrappolava come l’aria di un palloncino. Dalla gola gli partivano rutti poderosi che fluttuavano verso il lampadario di vetro lattato incredibilmente sporco. Una volta capitato in questo secolo pieno di brutalità, un uomo poteva aspettarsi di tutto. Dovunque erano in agguato persone come Abelman, quegli scemi che avevano aderito alla Crociata per i Diritti dei Mori, quell’idiota di Mancuso, Dorian Greene, i giornalisti, le spogliarelliste, l’uccello, le foto, i giovani delinquenti, le pornografe naziste. La società dei consumi. E soprattutto Myrna Minkoff. Bisognava che qualcuno, in qualche modo, si decidesse a dare una lezione a quella sgualdrina. Un bel giorno avrebbe dovuto pagare anche lei per quel che aveva fatto. Qualunque cosa accadesse, doveva sempre ricordarsi di questo anche se la vendetta poteva richiedere anni e anni di caccia da un caffè all’altro, da un’orgia di cantanti folk a un’altra, in un inseguimento che lo avrebbe portato dalla metropolitana a un sentiero di campagna a una piantagione o a una manifestazione. Ignatius scagliò una complicatissima maledizione risalente all’epoca elisabettiana su Myrna e freneticamente abusò ancora una volta del guanto.”

[Tratto da Una banda di idioti, John Kenney Toole]

www.rinopruiti.it/dblog/articolo.asp?articolo=623
” L’uranio estraibile a costi economici calcolabili, secondo le stime correnti, è dell’ordine dei 3,5 milioni di tonnellate. Con un consumo attuale dell’ordine di 70 mila tonnellate/anno per coprire il 6% della domanda globale di energia primaria, il rapporto tra consumi e risorse è di 50 anni (ci vogliono almeno 10-12 anni per costruire una centrale nucleare).”

morale della favola: apriamo gli occhietti e per lo meno non facciamoci prendere così spudoratamente per il culo. Tra 10 anni l’uranio sarà quasi del tutto finito. Quel poco che ne rimarrà è GIA’ DA ORA ipotecato dalle attuali potenze nucleari mondiali per le LORO centrali. Questa frottola del ritorno al nucleare (chissà perchè proprio ora) sarà un nuovo affaire stile “ponte sullo stretto” (chi gioirà stavolta dopo la solita Impregilo del solito Romiti?) che si risolverà con l’ennesimo nulla di fatto e l’ennesimo mucchio di soldi sprecati.
Meditate gente, meditate. . .

post chiancianismi di ritorno isolano-sanremesi

Qui l’intervista al tizio del video.

[Messaggio promozionale: dal link arriverete al mio nuovo blog, una splendida amante tutta cromata per me che ho amato Bananasso, frigida moglie compassata ma sempre appassionata.]

Giacomo Bulgarelli se n’è andato. Oltre a esser stato un grande protagonista col Bologna degli anni ’60, il prode Giacomo è stato uno dei pochi commentatori sportivi decenti in circolazione. Nel video che propongo, in coppia con Caputi, Bulgarelli è alle prese con un gol di un’altra grandissima gloria calcistica (in salute, eh), Gabriel Omar Batistuta.

Molti di voi ricorderanno Giacomo Bulgarelli per un altro motivo (che non è lo sguardo allupato verso le signorine delle trasmissioni sportive): il mitico commento in real time di Fifa ’98 e Fifa 98: Road to world cup (e credo anche in qualche edizione successiva). I videogiochi di calcio si sono evoluti, un po’ meno le telecronache degli stessi, visto che il generatore automatico di frasi di Marco Civoli in Pes 2009 non è poi tanto distante da quello di Caputi-Bulgarelli del 1998.

(qui invece trovate una chicca pasoliniana in salsa bolognese)