Dopo aver visto Zeitgest, documentario free aderente alle sempre vive teorie del complotto, m’è venuto in mente di farmi i capelli con la brillantina come Johnny Cash che imita Elvis Presley.

A parte questo, ho dovuto anche pensare seriamente – finalmente – a Barack Obama Hussein prescindendo dal fenomeno di colore o costume (pessima battuta). Ovvero, non mi viene in mente il nome di un solo presidente americano che non fosse anche americano fino al midollo, e con questo non intendo Walt Whitman o Sean Penn, ma la famiglia Bush (Prescott Bush, finanziatore di Hitler e già parente di George e George Walker Bush) e anche Clinton e Carter e Nixon e Reagan.

Ci sarà la guerra: il punto sembra essere come Obama porrà la questione. E’ che vorrei evitare di affrontare la cosa come un qualsiasi comunista da strapazzo, di quelli morti alla fine negli anni ’70 – in contemporanea con l’esordio cinematografico di Nanni Moretti, non ricordo l’anno preciso. Di quelli che a ogni domanda sugli USA, a ogni domanda, a prescindere, rispondono: «IMPERIALISTI! GUERRAFONDAI! NEOLIBERISTI!». Vorrei capirci qualcosa di più, sul serio, andando al cuore dell’Impero (lo ammetto: tutta la storia dell’umanità assomiglia sempre più alla cronologia dei cavalieri Jedi di Star Wars su Wikipedia che assomiglia sempre più alla Bibbia). Intanto lancio qualche imput generico, autogenerato, generoso, parole chiave che inserite in un motore di ricerca daranno risultati cui sarà facile appassionarsi:

Barack Obama Bilderberg

Unione Nordamericana Amero

Su Zeitgeist, invece, ho da dire un paio di cose. Nella prima parte ci prepara a capire il meccanismo di ciò che seguirà: la creazione di una religione come elemento di controllo sociopolitico; si prende il Cristianesimo e lo si sbologna (insieme al Giudaismo, errore da pivelli della Domenica) come parodia di altre religioni pagane; insomma, un po’ semplicistico.

Nella seconda e terza parte si parla di 11 settembre (i dubbi che Z. inietta sono ancora legittimi, approvo) e, in genere, dell’imperialismo americano. Tutto molto condivisibile, se non per il fatto che il catastrofismo lirico di questi lavori è speculare allo stato di paura che si imputa a chi ci governa. Insomma, da un lato si condanna il controllo sociale indotto attraverso media, religione, terrorismi vari a favore dei poteri finanziari, e da un altro non si offre nessuna soluzione, se non un finale talmente new age da risultare inguardabile (l’amore ci salverà, o cose del genere, insomma, Gospel a tutti gli effetti). Non mi ha convinto l’idea neppure tanto strisciante della storia che si ripete sempre uguale. Un grande punto interrogativo galleggia sulla mia testa.

C’è però un’ipotesi affascinante, che discende da certa filosofia greca fino all’idealismo e oltre: il Tutto come soluzione – sentirsi parte organica di un Tutto, oppure essere obbligati a farvi parte. Mi spiego: tra le ipotesi del documentario c’è la costituzione di un unico Governo Mondiale e il controllo (non imposto, ma richiesto dalla stessa popolazione umana) attraverso microchip. La soluzione di Z. è invece quella piuttosto naif di riscoprire la natura e sentirci sì in rete, ma a livello sensoriale, in quanto esseri umani. In un caso e nell’altro, è la comunione col Tutto a essere la soluzione: forse è quanto avviene con Internet. Ma Internet mi divide perfettamente a metà: controllo sociale o possibilità di allargare conoscenze e confini sensoriali (lato oscuro e lato chiaro della Forza, direbbe il nerd-che-è-in-voi)?

Comunque.

Scusate la lunghezza. Se avete letto fino a qui,

se lo avete fatto davvero:

Sugli USA, riporto un estratto di Operazione 44 (Fine dell’Era dei Pesci), romanzo breve di George Maddison uscito poco prima delle elezioni americane. Nella scena seguente c’è un messaggero di Dio, Dale Rogers, che spiega al protagonista perché dovrebbe offrire la sua vita in sacrificio al Signore pur di far vincere Obama:

«Diciamoci la verità, figliolo. Il Signore non è certamente ciò che si chiama un liberal. Ma non è nemmeno un lobbysta, e non ne può più di quest’idea di paura generale e confusa che c’è in giro. Per Lui deve sempre esserci una buona ragione per aver paura. Non ne può più di gente come McCain, Rumsfeld, i falchi, i falchi li chiamavano, vero? Bene, allora Lui preferirebbe – sì, persino Lui – preferirebbe che vincesse Obama. Non si aspetta poi tanto: semplicemente uno slancio diverso. Io sono qui per dirti questo, figliolo, rinuncia a te stesso e, se dovessi chiedertelo, sacrifica la tua vita per Obama, per il genere umano. E non chiedermi cosa cambierà, non chiedermi se ci sarà la guerra: io questo non posso dirtelo. Posso solo dire che gli americani non sono poi tanto strani, non sono tanto diversi dagli antichi romani o dalla vecchia Gran Bretagna. Faranno comunque quel che hanno fatto tutti gli imperi; vedi, quando percepiscono che la fine è vicina – e devo dire che, fatte le debite proporzioni, il carrozzone a stelle e strisce non è andato avanti poi tanto a lungo – ecco, allora mordono con più forza, ché il veleno possa entrare in circolo più velocemente possibile. E quel veleno sono gli ultimi sussulti di un potere che sta inesorabilmente declinando – impietosamente. Cosa vuoi farci, figliolo? Da esseri umani non ci resta che sperare che la cosa non sia troppo dolorosa e che non si porti dietro troppi dei nostri figli. E che la gente possa avere un po’ più di speranza, un po’ più di humour nell’affrontare la situazione. Dunque, preferirei affondare con Obama, se potessi scegliere. La terra – se mi è consentito fare ancora paragoni con vipere e rettili in genere – è ancora incellofanata con la vecchia muta a stelle e strisce; il suo interno è ancora magma, e guerre, e crisi finanziarie nauseanti. Ma, visto che possiamo scegliere la pelle, la pellicola, l’involucro, visto che possiamo scegliere se affondare cantando o sputando sangue, in verità io ti dico: lascia che ti brucino le chiappe e fa’ in modo che sia fatta la Sua volontà, figliolo.»

Chi mi conosce sa che sono fissato con pubblicità, unconventional marketing, social networking, social media, bla bla bla (peraltro non mi sono ancora spiegato come riesce a sopravvivere questo mio interesse accanto al desiderio di ritorno ai MIEI mitici ’90!, quando non bevevo, non fumavo, non consumavo alcunché, eppure shtavu megghiu)… ora, sono avvisati anche gli altri (ma gli altri siamo noi???).

La campagna pubblicitaria/elettorale di B. Obama (il sito ufficiale lo trovi qui ) è, senza ombra di dubbio, la più grande, economicamente costosa, incisiva e pervasiva che si sia mai vista e, ad ora, è stata utilizzata una somma di denaro 3 volte superiore a quella che utilizzò il Signor Bush.

Ora, cosa voglio dire…esattamente che a me di politica mi frega una sega, ma che Mr Obama si avvale dell'”aiuto” di agenzie di comunicazione e centri media con le palle sotto!

Quello che segue è uno dei tanti video virali che girano nel web-tubo: caricato il 24 ottobre, ad oggi, quasi 2 milioni di persone lo hanno visto, tanto per dare 2 numeri.

Più riassuntivo, sarcastico, conciso e chiaro di così, forse solo papakash avrebbe potuto.

A me, me piashe.

Questo è il mio primo post su bananAsso, l’emozione è forte.

Mi presento, sono 1cazz1 (leggasi “un cazzone”) e sono qui per aumentare l’Entropia del sistema. Cominciamo con un EverGreen:

A grande richiesta….