Anche nella tua città si vota quest’anno? Gira il tuo trailer! I migliori se ne andranno a fanculo.

A Francavilla (la mia *****) si gira il più grande documentario della storia del rock indonesiano.

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Una cosa che mi scoccia, quando vengono a galla certe storie, sono le persone che, fuori tempo massimo, fanno un movimento del tutto innaturale per aprire la bocca e dire “anche qua! non è possibile!”, movimento che, provateci, nessuno è in grado di fare se non in determinate circostanze. Movimento che, in genere, ha come conseguenza diretta la discesa in piazza e il risveglio dei popoli che di punto in bianco, così, senza spiegazioni, non fanno altro che desiderare un saggio delle potenzialità aerodinamiche dei manganelli della polizia a seguito di qualche alchimistico decreto che trasforma la monnezza in oro. Insomma, fate così, fate partire il video e leggete oltre. E’ la migliore colonna sonora per quel che segue.

Io non lo so se nella discarica del paese in cui vivo ci sono pure i morti, come dice mio padre. A lui sono sempre piaciute le iperboli. Io non lo so se ricordo male, ma il vecchio sindaco carezzò la pelliccia di alcuni topi morti ben prima che uscisse il cartone animato del topo cuoco amico di Vissani al cinema. Gli furono recapitati qualche anno fa, o ricordo male?

Insomma, una settimana fa leggevo su repubblica.it come funziona il camuffamento dei rifiuti tossici che dal nord finiscono in Campania. Ci sono due sistemi, spiega l’anonimo imprenditore broker (ma non si chiamavano stakeholder?) dall’accento veneto. Uno è il girobolla: «Il rifiuto pericoloso esce dalla fabbrica del nord con un codice e una destinazione finale. Diciamo in Campania. Lungo la strada si ferma almeno due o tre volte in altrettanti impianti di stoccaggio e trasformazione, che sono per lo più concentrati tra Toscana e Umbria. In questi centri, al trasportatore viene consegnata una nuova bolla di accompagnamento che non è più quella originaria, ma un documento di trasporto che certifica, in modo falso, che il carico di rifiuti è stato trattato e trasformato in innocuo materiale di recupero. In realtà, l’immondizia non è mai scesa dal camion. Ma quando arriva in discarica può essere accolta perché risulta essere altro da ciò che è».

Il secondo metodo è più inclusivo, dal punto di vista di altre popolazioni meridiane, e mi ha fatto sorridere, si chiama scarico di conferimento: «Nel centro di stoccaggio e trasformazione il carico di rifiuti cambia di mano. Il camion che ha fatto la prima tratta se ne torna indietro e la responsabilità dello smaltimento diventa del centro di stoccaggio. A questo punto arrivano i camion dal sud. Caricano e sversano dove solo loro sanno. In Campania o anche in regioni limitrofe».

Insomma, qualche giorno dopo leggo invece la notizia del sequestro, a Foggia, di una discarica abusiva di cinquecentomila metri quadri, tra le più grandi d’Europa. A Foggia. Dodici imprenditori agli arresti domiciliari con reati che vanno dall’associazione a delinquere al disastro ambientale, un centinaio di persone indagate, nove aziende coinvolte, un laboratorio di analisi sotto inchiesta a Manfredonia. La discarica dove finivano i rifiuti pericolosi è sita in un’area paesaggistica protetta, quella del fiume Cervaro, che a quanto pare è stata irrimediabilmente compromessa. Danni per 315 milioni di euro.

Ma, in fondo, quando mai ho considerato Foggia come parte della Puglia? Quelli sono più campani, basilicoqualcosa che pugliesi.

E ancora, qualche giorno dopo, leggo che qua vicino, tra Torre S. Susanna ed Erchie, Salento improponibile per qualsivoglia cartolina vendoliana, la Guardia di Finanza del mio paese ha sequestrato una discarica di trecentomila metri quadri in cui c’era di tutto: eternit, pneumatici, plastica, elettrodomestici fuori uso, per un totale di cinquemila tonnellate di merda. Il sito su cui ho appreso la notizia non ha il gusto per il secondo termine di paragone, e definiva così la discarica: «…la discarica abusiva più vasta sino ad oggi», così mi sono chiesto: rispetto a cosa? Rispetto a quella di cinquecentomila metri quadri di Foggia, che non è in Puglia secondo me ma che è tra le più grandi d’Europa? Rispetto al monte vicino Gerusalemme su cui ci sarà l’Armageddon?

Comunque. Torre e Erchie sono due cittadine pressoché identiche, piccole e insignificanti, caratterizzante dal fatto che nella seconda da adolescente suoni punk, mentre nell’altra non fai niente. E hanno tutto in comune, dalla discarica alla stazione ferroviaria, sotto un’unica etichetta che racchiude queste ed altre cose: Torre-Erchie.

Certo, questa è Puglia, non ci sono scuse, non fosse altro che le fiamme gialle del mio paese hanno mosso il culo nei dintorni. Oh Oh Ahi, non è possibile! Anche qui!


Si ringrazia Amanda Ricchiuny per la segnalazione del video di Sebastien Tellier, ‘Divine’. Di seguito alcuni link per chi chi e cocò vorrebbe saperne di più.

la discarica di torre-erchie

breve storia dell’emergenza rifiuti in campania

intervista al broker veneto

la discarica di foggia